La vita sotto il solleone di agosto prosegue in modo inusuale quest' anno per me. Ogni giorno è scandito dal rituale della gestione del tempo libero tra un turno di lavoro e l'altro in farmacia. Le notti trascorse nel letto finora sono state infernali, è da un pò che non ricordo un agosto così caldo. Il tempo residuo che mi avanza dalle commissioni e il lavoro viene speso in sala prove o in qualche fantomatica apparizione a casa di Leo o in spiaggia libera. Ieri sono uscito con Roberto e Stefano dalla sala prove di Fax dopo una suonata estenuante, essendo l'ora tarda e lo stomaco vuoto ci siamo prontamente spinti a marina in cerca di una pizzeria aperta, ma era chiaro che per non addentrarci nel caos del sabato rivierasco ci saremmo fermati al Ghinea. La birra scorreva e le chiacchiere fluivano tra diversi argomenti di cui ricordo: "la nuova ragazza di Roberto (uno scoop!!!)", "Momenti imbarazzanti con le proprie ex-ragazze", "Scoregge imbarazzanti", "Risse ai tempi dell' adolescenza", "Cannoni vulcan Vs mezzi corazzati", e chiaramente ci stavamo organizzando per le prove di oggi e per il nostro concerto di domani al Bukowsky. Dopo l'ultima grappetta digestiva Andrea, il cameriere del Ghinea che ha portato sul vassoio numerose serate tra le mie più etiliche, ci ha servito nel mesto compito del saldo del conto. Roberto nella più classica manifestazione della sua personalità borderline maniaco/depressiva dettava la comanda ad Andrea mentre lui la stava già spuntando da solo, il cameriere con la sua solita espressione sorniona, gli ha scherzosamente detto che stava rischiando di fargli battere le consumazioni due volte. Io e Ste ci siamo messi a ridere e invece, chiaramente, Roberto ci è rimasto male.
La vita scorreva così placidamente sui binari della routine che non potevamo immaginare che Andrea sarebbe morto schiantandosi qualche ora più tardi.
Oggi Fax è entrato in sala prove, mesto, e già io immaginavo una filippica sulla moto Gp riguado alla caduta di Casey Stoner. Invece ha esordito con quella espressione tipicamente ravennate "Hai presente il tipo che...".
Questo post finisce solo con la sospesa consapevolezza della fragilità della vita che facciamo tutti i giorni, la vita spesa a sgobbare, correre, mettere pezze di là e di quà, a immaginare le vacanze, a fare benzina, a comprare le paglie, a fare il caffè, a fare telefonate inconcludenti, a guardare il telegiornale, a farsi le seghe e anche a cagare. Per ogni cosa che diamo per scontata le opportunità hanno un numero finito.
Apro gli occhi in una camera che non è mia. Mi sembra assurdo essere nel posto in cui mi trovo e sdraiato in un letto immenso attendo che una corte di clown entri schiamazzando dalla porta confermando il mio dubbio: che sia tutto un sogno? Una notte di passione mi ha rubato il sonno e oggi mi restituisce una giornata di fantastico ottundimento in cui i ricordi e le suggestioni si mescolano in modo mistico. E' tutto reale ma nelle mie condizioni fatico a crederlo. In questa realtà alternativa in cui sono entrato la felicità non è una singolarità ideale ma una condizione possibile... che i miei muti dialoghi col lampadario e il silenzio della Bologna torrida dei miei ricordi siano da chiudere in un cassetto sostituiti da questo soffice torpore e dal cicalare del mezzogiorno?
Raccapezzarsi negli accadimenti di quest'ultimo mese e disporli in ordine cronologico è per me quasi impossibile. L'ultimo giorno che mi ricordo chiaramente è stato il giovedì in cui ho scritto il tema del mio esame di stato da farmacista. Poi improvvisamente la mia vita ha virato in una direzione del tutto inaspettata come se il tapis-roulant dello spazio-tempo avesse accelerato bruscamente e tutto il mondo si fosse messo a cadere in orizzontale. Una specie di sconvolgimento della fisica nella natura stessa delle cose che mi ha portato a fare scelte dolorose per perseguire la possibilità della felicità. E così mi sono scoperto più fragile e umano di quanto immaginassi, ma ora riesco a toccare il cielo col dito indice. Non ho né parole ne fatti da raccontare solo le mie impressioni. Mi auguro che dall'esterno la mia vita sia molto più chiara di come la vedo io da dentro.
L'eventualità che lo stato attuale delle cose possa protrarsi nel tempo e che la leggerezza e il sollievo che sento dentro possano essere non dico una condizione definitiva, ma almeno non a tempo determinato va al di là di qualsiasi mia più positiva previsione.
Ma oggi non voglio né ragionare ne cercare di scrutare nei meandri di un futuro che mi ha recentemente dimostrato di non essere solo bastardo. Oggi voglio solo galleggiare nel mio personale oceano di luce.
Dovrei augurare buon anno anche se la frequenza con cui posto sul questo blog è tanto sporadica da non permettermi di mettere in evidenza il fatto lapalissiano che un anno è passato, anche se sinceramente mi auguro che il nuovo possa essere felice per tutti voi carissimi ed annoiatissimi lettori di questo blog. Si dice sempre buon anno e si tira la roba vecchia dalla finestra, si brucia un pupazzone in piazza maggiore con sopra scritto 2007 perchè si sa il 2007 ha fatto cagare. L'anno nuovo è sempre rappresentato come un frugoletto che nel giro di 12 mesi diventa un mostro mangia sogni. Pensate al 2000. Ci siamo arrivati colmi di speranze perchè avevamo chiuso con un secolo pieno di violenza e invece abbiamo inaugurato quello nuovo con tanto terrorismo, l'abbiamo mescolato alla guerra preventiva, inondato di tsunami e spruzzato di minacce di guerre nucleari. Ah che bello! Per fortuna che il pupazzo del 2000 l'abbiamo bruciato da un pezzo sennò a questo punto era diventato Godzilla. Appena la TV ha smesso di strillare buon anno a Napoli si sono accorti che la roba che avevano tirato giù dalla finestra per capodanno stava tornando su per la stessa strada. Ma adesso arriva Sanremo e vedrete che la spazzatura evaporerà sotto il sole della primavera (sisi...). Il problema della spazzatura a Napoli non è una novità, il commissariamento dura da 14 anni, ma in campania i soldi li hanno spesi per promuovere l'immagine della regione all'estero incaricando la moglie di Mastella di organizzare dei megaparty a New York e gli spiccioli sono finiti nelle tasche dei soliti camorristi, nella fornace dell'amministrazione di una regione dove non si capisce un cazzo e dove il senso civico non è proprio un termine di paragone (ho visto la foto di una testa di mucca nella spazzatura di Napoli... ma chi è quel cretino che butta una TESTA DI MUCCA nel rusco insieme alle bucce di banane?).
Ma io voglio risalire a monte del problema. Napoli ha i suoi problemi e produce spazzatura come tutte le altre città, ma non è in grado di smaltirla. Il problema non è solo come eliminare sta spazzatura, ma più radicalmente è "da dove viene tutta sta cazzo di monnezza???". Vi invito a fare un esperimento a casa. Mi riferisco in particolare a voi singles segaioli/sditalinatrici che vivete da soli in casa con monoporzioni alimentari, guardate qual'è l'articolo più frequente nella vostra pattumiera. Tra 10000 anni quando gli alieni arriveranno sulla terra, al di sotto della scorza di radioattività dovuta alla guerra nucleare che ci avrà spazzato via troveranno un oceano di.... scatole. Scatolette di tonno, bottiglie, bottigliette, involucri di polistirolo, contenitori di plastica, blister, flaconi, cisterne, casse di legno, scatoloni di cartone, insalatiere usa e getta, containers e così via, quanti modi abbiamo trovato per definire un oggetto che per definizione di se stesso non contiene nulla, perchè è quella la sua estrema utilità avere un vano vuoto atto a contenere il bene di consumo.
La scatola secondo me è la rappresentazione fisica più convincente del sacrificio materiale che si compie nel porre in commercio un prodotto. Essa non solo lo contiene e lo protegge, ma lo presenta e deve promuoverlo in modo adeguato, è la sua immagine commerciale e vale forse più della pubbblicità dell'oggetto stesso. E' il limite che separa il conosciuto dallo sconosciuto, saprai che quello che hai comprato è un gran "pacco" (altro termine della stessa categoria di scatola), non dopo che avrai comprato l'oggetto, ma solo dopo che avrai aperto la scatola.
La scatola ha una vita parallela al suo prodotto, quando un prodotto sta per essere commercializzato arrivano le specifiche ad una fabbrica di scatole che inizia a produrre il tipo di scatola giusto, pensate a i soldi che servono per produrre nel mondo in un giorno tutti gli involucri necessari... è un giro di denaro spaventoso che ha implicazioni ecologiche notevoli perchè per le scatole di cartone si consumano legno e acqua, per gli involucri di plastica il petrolio e per i container si usano immani risorse metallifere.
E' da un pò che sto maturando una certa inquietudine nei confronti di questo oggetto. Inizialmente mi ero soffermato sull'impatto ambientale delle scatole, ma poi i pensieri sono rapidamente accellerati attorno a questa riflessione come l'acqua spinta nel vortice di uno scarico. Quando in farmacia aprendo una scatola ho visto che ne conteneva altre mi sono fermato. La mia mente si stava addentrando in realtà non euclidee.
Mi ricordo dell' "intervallo" quella trasmissione che mandavano in onda quando c'era tempo tra un programma e l'altro. Era uno stupendo momento di nulla... con una musichina per xilofono sotto e le diapositive di vedute di vari comuni d'italia. Nulla se non uno spunto per dire "ma guarda che c'è a Macerata" o Oristano o Belluno. Era un periodo in cui ci si poteva permettere di lasciare in tv uno spazio non infarcito di pubblicità, uno spazio di vuoto davanti ai miei alluci di bambino steso a guardare la tv. Era un periodo in cui potevo permettermi di guardare "intervallo". Per sopravvivere la tv si è venduta e anche io ho perso i miei intervalli. E' forse per questo che oggi percepisco la mia infanzia in modo esteso, dilatato: estati interminabili, viaggi lunghissimi, milioni di ore al doposcuola. Mano a mano che crescevo la mia realtà è diventata puntiforme. E oggi guardo a me istante per istante.
Settembre è arrivato e vedo ora come è difficile realizzare quello che ad agosto vedevo come facile, o meglio alcune situazioni da allora si sono risolte, ma altre sono ancora li e insieme a loro altre se ne sono aggiunte. Cercare una farmacia per il tirocinio a Bologna è tutt'altro che semplice e visto che alla fine il tanto sbandierato sussidio dall'università non arriva (nessuno ha provveduto a sbloccare i fondi) potrei chiudere con Bologna e fare sti benedetti 6 mesi in una farmacia qua a Ravenna, ma questo vorrebbe dire chiudere definitivamente il discorso ricerca e in secondo luogo mandare a pallino il contratto d'affitto a Bologna. Oppure potrei semplicemente aspettare e mandare dei curriculum in giro per bologna, niente tirocinio (il che per la verità non mi dispiacerebbe molto). Tutto è subordinato chiaramente dalla perfetta riuscita dell'operazione che mia madre subirà venerdì prossimo e questo è l'argomento più nefasto di questo settembre. Beh si insomma mi sento come un somaro che fa l'equilibrista su una corda tesa. E come se non bastasse questo a rovinarmi gli ultimi raggi di sole della morente estate mi devo pure sorbire un raffreddore di quelli che si prendono a gennaio ma che nel mio stile minacciano qualsiasi stagione.
A parte il destino avverso che hanno deciso per me i numi per tutto il resto va bene. Sto ospitando ormai da due settimane un coinquilino dei tempi bolognesi in cui la vita era solo canne e paranoie per gli esami. Anche lui è entrato in un programma di rinsavimento coatto e sta per terminare un periodo di tirocinio nel pronto soccorso qui a Ravenna. Sabato scorso siamo andati al V-day di Beppe Grillo, solitamente sono molto critico nei confronti di iniziative tanto massificanti quanto "qualunquiste" (termine dispregiativo generico della prima repubblica di cui non riesco ad apprezzare profondamente il significato) e spesso non mi piacciono i toni di questo genovese, ma questa volta l'adesione è stata per me al di fuori di ogni dubbio: la politica italiana sta completamente fregandosene degli interessi del paese, tutti gli attori di questo teatrino sono coinvolti in una bagarre senza fine a colpi di lapidarie dichiarazioni montata ad hoc per dare ragione d'esistere al ruolo di soggetti molto più interessati al potere ed ai benefici relativi la gestione di esso che non al benessere dei cittadini. Oggi in parlamento suonano come offese i vari "comunista" o "fascista" che i nostri parlamentari si scambiano, l'hanno capito anche loro che con la politica degli anni sessanta non si va avanti, ma vorrei capire io per quale motivo i toni continuano ad essere quelli di una volta. Non c'è collaborazione per l'interesse del paese, tutti vogliono essere semplicemente più cazzuti degli altri e fanno a gara per chi le spara più grosse tanto vale che a questo punto stiano zitti. Non chiedete nulla al Berlusca neanche che ore sono tanto le risposte sono sempre le stesse: "Il fatto che non piove più mette in evidenza che non ci sono i presupposti per un giorno in più di questo esecutivo" "La prova che le gomme da masticare sotto le scarpe sono difficili da togliere dimostra il totale fallimento del governo" "Il sole un giorno divorerà la terra, cos'altro ci aspettiamo da Prodi?" "Le migrazioni stagionali delle oche selvatiche sono messe in pericolo dalla aggressiva politica di tassazione sul reddito decisa da questo governo" "Non vogliamo comunisti al potere!". Insomma avete capito di che si parla a montecitorio: una diatriba sterile di iniziative in cui chi grida più forte diventa segretario di partito. Ma che vadano affanculo.
No, non sono arrabbiato. O almeno non per i motivi che potrebbero spingere qualcun altro ad arrabbiarsi. Sono disposto a tollerare tutto perchè è la mia natura e personalmente di certe cose non mi frega niente. Solo su un fatto però sono deluso e arrabbiato. In quest' ultimo periodo ho vissuto una bella storia con una ottima ragazza che aveva l'unico problema di essere scomposta a tavola ed incapace di rispondere a tono a certe "frecciatine". Davanti a lei si trovava spesso persone molto zelanti a farle presente che non si vestiva in modo adeguato e che non era esattamente all'altezza del loro fine sarcasmo, persone che leggeranno questa epistola, amici che con tutta la franchezza che non mi hanno saputo dimostrare in altri modi mi dicevano o mi lasciavano intendere "Ma come fai a stare con quella li?". Persone che mettevano in discussione la sua onestà e che sospettavano avesse doppi fini, ma che in fin dei conti si sono dimostrate solo capaci di giudicare facilmente e che altrettanto facilmente ora non accettano di essere giudicate. Di quello che è successo nel mentre ripeto non mi frega niente, ma l'ipocrisia di chi si erge a giudice degli altri è una cosa che mi fa incazzare un bel pò. Cari "vecchi amici" avreste tanto da imparare da quella ragazza goffa ma che è sempre stata spontanea e leale con me.
Nel tentativo di una breve diversione dalla vita ordinaria ravennate sono fuggito dalla baraonda rivierasca per rifugiarmi nelle colline tosco-romagnole un paio di giorni, proprio quando è esploso il ferragosto il mio desiderio di eremitismo è diventato più intenso. In procinto di partire ho chiamato per la terza volta Ciro, che mi stava aspettando già la, è inutile specificare che non rispondeva al telefono. Con un pò di coraggio nell'affrontare l'eventualità di un ferragosto in solitario sono partito comunque. Ma non bastava un pò di coraggio. So che per essere accettati in una compagnia nuova basta essere accompagnati da una bottiglia di rum. La bottiglia ce l'avevo. Sulla ravegnana vedevo piovere in direzione di Faenza. Ma alla fine non ha mai piovuto e ho incontrato Ciro col didjeridoo in spalla che percorreva una mulattiera sperduta sulle colline. Ho offerto ai suoi amici la bottiglia di rum e loro, molto gentilmente, mi hanno ospitato nella loro casetta di mattoni di pietra costruita su un poggio. Una cena spartana ma condita di vino e di chiacchiere con in sottofondo uno stereo che gracchiava un best of di Johnny Cash, un giro per la festa dei Buskers di Santa Sofia e poi quattro salti al ritmo di un gruppo folk celtico fino alle 3. E poi a nanna sul materasso nella casetta di pietra e non in fondo alla valle utilizzando una pietra come materasso (povera ve!). Oggi una sveglia decorosa alle 10 di mattina e poi tuffi di testa in una pozza di acqua gelata e letture fantascientifiche fino alle 3. Pranzo nel tardo pomeriggio con pasta alle cozze e vongole (lusso) e poi a casa.
Insomma da una situazione incerta, da quelle che ti viene da dire "Quasi quasi sto a casa", con un pò di fede le cose hanno girato bene. Potevo errare per ore sulle creste e le valli e invece ho trovato chi stavo cercando e anche della sincera ospitalità. Sono fortunato ad accontentarmi di poco.
Me la segno a titolo di promemoria per il futuro:
"Una forma di pseudo-amore che non è rara e spesso si verifica (e più spesso è descritta nei film e nei romanzi come "il grande amore") è l'amore idolatrico. Se una persona non ha raggiunto un alto livello di maturità tende ad idealizzare la persona amata. E' distolta dal proprio "io" e lo proietta sulla persona amata, che è adorata come un essere supremo, colei che le dà amore, luce, felicità. In questo processo, il soggetto si priva di ogni senso di forza, si perde nella persona amata invece di trovarsi in lei. Poiché di solito nessuno può, alla lunga, vivere nella adorazione dell'altro, la delusione è fatale e come rimedio si cerca un altro idolo, e diventa una catena senza fine. Ciò che caratterizza questa forma di amore idolatrico è, in principio, l'intensità e la subitaneità del sentimento amoroso. Tale forma d'amore è spesso descritta come il vero, il grande amore; ma mentre dovrebbe dimostrare l'intensità e la profondità del sentimento, spesso rivela la fame e la disperazione dell'idolatra."
"L'arte di amare"
Erich Fromm
posted by domin8or @ 01:30 -
lunedì, 06 agosto 2007
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Sento un ronzio regolare provenire dal centro della strada. E' una farfalla notturna che cerca di volare all'incontrario e col ventre rivolto verso l'alto fissa la luce del lampione sopra la mia testa. Nel suo tentativo di raggiungere la luce l'istinto le suggerisce di battere forte le ali, ma è all'incontrario e può solo schiantarsi inutilmente contro l'asfalto. Un pò alla volta le ali si sgretoleranno, mentre mi allontano so che tra poco tempo rimarrà solo uno stupido insetto supino e condannato a morte in mezzo alla strada. Così poco intelligente che non capisce che bastava rimettersi dritto per sopravvivere ed è troppo stupido per sapere che sta per morire. La sua consapevolezza della morte è del tutto istintiva e forse suo malgrado la accetta, o forse non ne è consapevole punto e basta, in fondo con i due neuroni che avrà come fa a chiedersi cos'è la morte e cosa ne pensa che sta per morire. In quel momento ho invidiato la sua ignoranza delle cose.
La coscienza lentamente riemerge dei sogni. Non dovevano essere male come sogni visto che ho stretto così forte il cuscino che mi fa male l'orecchio destro. Esamino il cuscino in un rito ancora nel dormiveglia, ho quasi smesso di perdere capelli...sarà perché da quando un pazzo mi ha proclamato dottore sono più rilassato, sarà perché non ho più la ragazza e mi lavo di meno e non mi rado più, sarà per tutto il cibo indiano che mangio, ma le funzioni biologiche più basse del mio corpo si sono risvegliate. La defecazione, l'appetito, l'umore, la crescita dei capelli, si sta tutto stabilizzando. Tranne il sonno, cazzo di giorno non ce la faccio a dormire come potrei di notte. Me lo ripeto quando guardo l'orologio e vedo che sono le 11 di mattina e ho dormito solo 5 ore e mezza. So che sarò rincoglionito tutto il giorno, ma in fondo non me ne frega niente e va bene così. Ecco dove vanno a finire i miei ricordi, quando qualcuno mi chiede "Ieri cosa hai fatto?" io resto perplesso, perché dovrei saperlo e non lo so. Dei giorni trascorsi sono rimasti solo un paio di millimetri di barba in più. Ma forse no. Davanti allo specchio mi fisso negli occhi. Non ricordo cosa è successo così come quando parlo con qualcuno non mi ricordo chiaramente cosa abbiamo detto. Ma le impressioni restano saldamente e trascendono i suoni, le immagini e possono gridare più forte delle parole. Ciò che ho me lo sono cercato, come speravo potesse finire? Ho spaccato ogni macigno mi si parasse davanti fino ad adesso e ho spinto altri ostacoli fino a settembre. Ho realizzato le aspettative e rimandato le prospettive. Sono stato bravo si, ma fino ad un certo punto. Perché non sapevo che questa che ho e che allora cercavo è solo una insipida libertà.